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Eroi creativi della Valtellina


La Valtellina, con i suoi pendii scoscesi, non sembra affatto adatta alla coltivazione di vigneti. Eppure è proprio qui che oltre 2000 anni fa i coltivatori della zona si ingegnarono nel creare delle strutture che permettessero la coltivazione di ottima uva. Vennero così costruiti 2500 chilometri di muri a secco che si estendono per 50 chilometri lungo tutta la zona vinicola valtellinese creando la più estesa area vinicola terrazzata del mondo.
L’azienda Plozza Vini ha ereditato dagli antenati quella creatività e continua a incarnarla per la produzione di vini nobili, ricchi di sapori e pieni di vigore dalle pregiate uve Nebbiolo, le stesse usate per i Barolo del Piemonte.
Come allora, anche oggi la Plozza si impegna a produrre vini dal sapore nuovo e che sanno distinguersi, contribuendo in tal modo a migliorare l’immagine, ancora un po’ appannata, dei vini di Valtellina.
«Tra i fattori principali alla base del successo dei nostri prodotti – spiega il Direttore Andrea Zanolari – ci sono anche il tempo dedicato alla lavorazione e un‘infrastruttura ottimale per la vinificazione e la maturazione». Nel 2000 la Plozza Vini ha deciso di abbandonare i vecchi serbatoi in calcestruzzo per passare ai fermentini in acciaio di ultima generazione, per la prima fase dopo la pigiatura, e alle botti di castagno, a quelle di quercia o alle barriques per la fase di maturazione. Tale procedimento richiede però tempo, spazio e grossi investimenti: le pregiate barriques possono infatti essere utilizzate solo per tre volte. I numerosi riconoscimenti ottenuti da Plozza Vini dimostrano che ne vale la pena.

PLOZZA, LA STORIA.

L’azienda nasce nel 1919 grazie all’intuizione di Pietro Plozza, allora impiegato della Ferrovia Retica che, dopo aver cominciato a vendere vino sfuso ad alberghi e ristoranti, diviene nel corso degli anni produttore a tutti gli effetti (o, come lui stesso amava definirsi, viticoltore). Nel 1973 l’azienda passa nelle mani dell’attuale proprietà, ampliandosi nel tempo grazie all’acquisizione della Kaufmann Weinhandlung di Davos (1989), della Cottinelli Weinbau di Malans (1994) e della Romedi Weine di Madulain (2010) – aziende oggi appartenenti al Plozza Wine Group, che ospita al proprio interno, dal 2010, il fiore all’occhiello: Plozza Ome, portabandiera della spumantistica franciacortina.
«La nostra azienda – aggiunge Zanolari – è tra i pionieri della produzione dello Sforzato (protagonista della Valtellina enoica ricavato dall’appassimento di uve Nebbiolo) e nel 1946 siamo stati i primi a commercializzarlo. Da sempre amiamo sorprendere con prodotti innovativi come il N°1 – Numero Uno, il Plozza e il 24K».
Plozza ha una produzione annua di 350.000 bottiglie (di cui 80.000 di Sforzato), una trentina di collaboratori, ventidue ettari di vigneto di proprietà, settanta conferenti. 80% mercato svizzero, 20% mercato italiano e internazionale (Germania, Olanda, Danimarca e Svezia in Europa, Stati Uniti, Giappone e Vietnam in Asia sono i principali).

MODERNITÀ IN OMAGGIO ALLA TRADIZIONE VALTELLINESE.

«La nostra è un’azienda che ha un’innata predisposizione all’innovazione e al contempo un grande amore per la tradizione: il nostro desiderio è quello di perpetuare in chiave moderna i valori alla base della produzione di vini valtellinesi, coniugando creatività e soluzioni innovative al rispetto e al ricordo riconoscente del lavoro svolto da chi ci ha preceduto. Plozza è oggi una delle aziende più moderne e dinamiche del settore: da poco abbiamo ad esempio modernizzato il packaging dei nostri vini, conferendo una veste innovativa a prodotti accomunati ora non più solo dalla qualità – cifra distintiva da ormai un secolo – bensì anche dal design, con etichette minimaliste in alluminio per la nuova “editionline”: Chardonnay, Grumello, Sassella, Inferno, Sforzato, Seduzione, Passione. Una garanzia dal 1919»

Quale valore aggiunto offre ai vostri vini l’appartenenza al territorio?

La Valtellina è un terroir unico al mondo, che ospita oltre 2.500 km di terrazzamenti vitati inerpicati sui fianchi delle montagne: uno spettacolo straordinario frutto di un lavoro encomiabile, che tutt’oggi i viticoltori eroici svolgono con passione e perseveranza al fine di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto non solo del patrimonio genetico dei suoi vitigni, ma anche di storia, tradizione, cultura.

Il ruolo del consumatore finale, quale evoluzione osserva negli ultimi anni e in particolare in rapporto ai suoi prodotti?

Il consumatore di oggi è sempre più informato ed attento. Un segmento importante di clientela segue la nostra azienda sui social media, strumenti importanti per accorciare le distanze. Sviluppare la brand awareness grazie ad un approccio social risulta oggi di fondamentale importanza.

Il mercato vitivinicolo, quali problematicità più urgenti e quali sfide per il futuro prevede dal suo punto di vista e dalla sua esperienza?

«Una delle problematicità più attuali riguarda l’allarme deregulation per i vini a denominazione: l’ipotesi al vaglio, che punterebbe ad una liberalizzazione volta a consentire ai produttori di qualsiasi Paese di utilizzare in etichetta anche i nomi dei vitigni oggi riservati a singoli Stati, potrebbe indurre chi è incuriosito solo dal nome del vitigno ad indirizzarsi verso scelte poco consapevoli, probabilmente attirato da determinate logiche di prezzo. Valorizzare il brand Valtellina risulta più necessario che mai. Altrettanto urgente è la tutela delle nostre aree: occorre infatti pensare alla salvaguardia del territorio, in quanto la particolare conformazione della nostra valle impone la conservazione dei terrazzamenti, che sono l’elemento fondamentale per un corretto assetto idrogeologico.»

La scelta del tappo in sughero Portocork per l’imbottigliamento dei vostri vini. Quali motivazioni?

«La chiusura del vino influisce in modo importante sulla sua ulteriore evoluzione durante l’invecchiamento. Noi fortunatamente non ci siamo mai trovati a dover affrontare particolari difficoltà legate alla tappatura e abbiamo scelto Portocork grazie alla competenza e all’entusiasmo dell’agente Andrea Ciuffi».
Portocork soddisfa quella che per noi rappresenta la prerogativa della tappatura, ossia l’esigenza di favorire un lungo affinamento (specie per i grandi rossi valtellinesi, per i quali abbiamo optato per il monopezzo). Sia quest’ultimo sia il tappo NOVATECH SPUMANTE 0+2 rondelle costituiscono inoltre un valore aggiunto dal punto di vista del packaging.
Crediamo che il sughero sia destinato a rimanere la strada maestra per l’invecchiamento in bottiglia per via delle migliori performance in termini di microssigenazione. Dal momento che l’uomo trasforma le risorse in rifiuti più rapidamente di quanto la natura sia in grado di trasformare questi rifiuti in nuove risorse, l’ecosostenibilità è un plus che ci spinge a privilegiare il sughero rispetto ad altri materiali.